L’Antonello ritrovato

 

Nel centro di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) abbiamo trovato un’opera d’arte!

La tavola raffigurante un angelo in preghiera era stata abbandonata in vicolo I Mandanici, accostata al muro della nostra casa (la nostra casa d’arte s’intende). Seminascosta da sacchetti d’indifferenziata natura e origine: uno pneumatico squarciato, qualche scarto edile, un secchio blu scotto dal sole, di quelli che si usavano qualche tempo fa per lavare il pavimento.

 

Abituati come siamo a ripulire quel pezzetto di strada che, crediamo ancora, ci appartenga, e che qualcuno ha scambiato ormai da anni per discarica, non ci è parsa una sorpresa trovarvi anche un quadro. Ciò che la gente è capace di cestinare ha dell’incredibile, fidatevi abbiamo anni di esperienza con la spazzatura!

 

E tuttavia nessuno di noi - eravamo in tre quella mattina di settembre - si aspettava di ritrovarsi un tesoro tra le mani.

 

Avevamo sentito alla radio del furto di opere d’arte avvenuto al museo di Messina, in sordina, durante la festa dell’Assunzione al cielo di Maria. Mentre tutti guardavano la Vergine volare a 17 metri di altezza sulla macchina barocca trainata per la città in pompa magna e circondata da angeli paffuti e fuochi d’artificio, qualcuno si era introdotto nella sala museale smembrando il “Polittico di San Gregorio” di Antonello da Messina. Prima reazione: shock!!!

 

La notizia del furto indisturbato passava sulla stampa internazionale, riportata da tutte le testate e sulla bocca di qualsiasi genere di opinionista con titoli altisonanti finalizzati a rivelare un certo sbigottimento. Ne viene colpito soprattutto il mondo della cultura (e del turismo, che pare ormai siano la stessa cosa) scandalizzato dalla faccenda che diventa subito un racconto alla Arsenio Lupin; ci si chiede: Come è entrato il ladro? O forse erano più d’uno, i ladri. O le ladre? No, sicuramente non erano donne. Suvvia le donne non rubano opere d’arte. Avevano un complice nello staff della sicurezza? E se sì come può essere che persino nel sacro ventre della cultura ci sia corruzione?!

 

Di queste cose critici d’arte e giornalisti d’ogni sorta dibattevano animatamente nei loro salotti freschi e condizionati, mentre gli angeli e i santi di Antonello giacevano chissà dove.

 

Ma qualcos’altro era accaduto. I messinesi, ancora intontiti dai fumi del prolungato festeggiamento e dal caldo torrido che neppure il vento dello Stretto in quei giorni riusciva a smorzare, avevano scoperto l’importanza (visto che se ne parlava persino in America) di quel polittico depredato! Antonello era stato un loro concittadino prima di diventare un artista conosciuto in tutto il mondo.

 

E questo bastava per rivendicare l’appartenenza del capolavoro. Badate bene: non che i messinesi non conoscessero Antonello ma l’indifferenza certe volte supera in forza il semplice ignorare qualcosa. A scatenarsi fu soprattutto l’amministrazione locale forse per l’imbarazzo di non essere riuscita a preservare il proprio stesso patrimonio artistico. Un po’ come accade da sempre infondo con l’arte nella nostra provincia. Pare si pensi che un capolavoro possa esistere di per sé, come simbolo immobile di un tempo passato e, siccome già valorizzato da altri in quello stesso tempo e poi ammirato da tutti, oggi facilmente ignorabile.

 

 

 

E torniamo a noi: che cosa avremmo dovuto fare a questo punto una volta entrati in possesso di una tavola così preziosa? Un passato che ritorna a parlare proprio a noi che ci occupiamo di arte contemporanea, di artisti emergenti, di spazi abbandonati. Non certo d’arte antica e moderna. Un angelo che, inginocchiato dietro a un sacchetto maleodorante, sembra pregarci di essere salvato, riportato a casa.

Riportarlo a casa...

La casa dell’arte, dov’è il suo posto, quella casa messinese in cui è stato custodito con indifferenza e protetto solo dal proprio antico valore. Che paradosso, no?

Restiamo col dubbio su quale sia la cosa più giusta da fare in questo momento, forse quest’opera aveva bisogno di prendere aria. Forse può smettere d’essere solo un simbolo e diventare un invito. Noi l’abbiamo presa così, altrimenti perché arrivare proprio da noi, Angelo dorato. L’abbiamo rimesso per strada, alla portata di tutti, gratis, lì dove è apparso, ma in mostra a ricordarci che per l’arte c’è sempre spazio (anche quando è piccolo) e tempo. Che lavorare nell’arte, oggi come ieri, può essere un esercizio solitario, non supportato ideologicamente e finanziariamente da un sistema; spesso può sembrarci anche incomprensibile il linguaggio dell’arte contemporanea. È probabile sia stato così anche per Antonello coi suoi contemporanei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ammirate quindi il capolavoro di Antonello da Messina, in mostra dal 10 ottobre al 15 novembre nella Vetrina Discontinuo, a casa nostra cioè.

 

PS

L’originale non è disponibile, purtroppo è ancora disperso chissà dove, nascosto in un bunker o sotto i piedi di un qualche potente della terra. Questa è una ricostruzione fittizia, ogni riferimento a fatti e/o persone reali è da ritenersi casuale.

 

{ Ma in vetrina c’è davvero un Antonello! }

vicolo I Placido Mandanici, 2, 98051, Barcellona Pozzo di Gotto, Italy

info@collettivoflock.it